Covid-19, l’opportunità per il progetto di classe dell’Università Italiana. I rapporti di forza non cambiano senza la lotta.

Pubblichiamo questa analisi mentre ci prepariamo a scendere a Roma per la manifestazione nazionale del 10 giugno davanti al MIUR che abbiamo costruito insieme agli studenti medi dell’Opposizione Studentesca d’Alternativa e alle strutture sindacali delle educatrici delle funzioni locali, della scuola, dell’università e della ricerca della USB pubblico impiego. Una data che è il punto di arrivo di un percorso avviato in questi mesi di lockdown dalla campagna blocco affitto e utenze per giovani, studenti e precari e successivamente dai coordinamenti regionali per il diritto allo studio. Appuntamento che rappresenta una convergenza su una progettualità di lungo periodo di forze rappresentative di tutti i soggetti che compongono il mondo dell’istruzione, dell’alta formazione e della ricerca che lottano per un nuovo sistema formativo e di gestione della ricerca e dei saperi svincolati dalle esigenze del mercato e costruito a partire da una comprensione profonda della funzione di crescita generale e collettiva della società. Un punto di resistenza per un rilancio complessivo delle lotte nel mondo della formazione verso un autunno di lotta!

In questo contributo analizziamo come la situazione emergenziale legata al diffondersi del Covid-19, virus con il quale probabilmente dovremo fare i conti ancora per diverso tempo, sia un’occasione per accelerare il processo di esclusione sociale e aziendalizzazione dell’istruzione universitaria.Un processo al quale dobbiamo saperci opporre fermamente.

Infatti, quando parliamo degli effetti che la crisi del Coronavirus avrà sull’Università e in generale sulle nostre vite dobbiamo tenere a mente le lapalissiane parole di Vittorio Colao, designato dal governo Conte per guidare la task force della cosiddetta “Fase 2” per la ricostruzione economica del Paese dopo la pandemia sanitaria. Ossia, «abbiamo l’opportunità di fare in ognuno di questi campi cose che avrebbero richiesto molto più tempo. Mai lasciarsi sfuggire una crisi»[1]. I capitalisti e i governanti sanno bene infatti che le crisi sono occasioni di ristrutturazione e gestione politica delle dinamiche economiche e sociali. Così come sono opportunità di guadagni e di profitto. Certamente di una fascia sempre più ristretta di popolazione, ma comunque c’è sempre qualcuno che riesce ad arricchirsi.

Inoltre, per poter comprendere fino in fondo le trasformazioni che stanno avvenendo nel mondo dell’istruzione dobbiamo ricordarci, senza ovviamente cadere in uno sterile meccanicismo, che in sostanza, in un sistema capitalista, il cambiamento del sistema scolastico è un processo guidato dalle esigenze del modo di produzione e dalle necessità del capitale. Per questo motivo, è necessario analizzare, seppur a grandi linee, il processo di ristrutturazione che sta avvenendo nella struttura economica con particolare attenzione ai cambiamenti in corso nel mondo del lavoro.

Infine, come abbiamo più volte sottolineato, il mondo della formazione e della ricerca rappresenta un nodo strategico nel processo di integrazione e costituzione dell’Unione Europea e per questo deve essere allineato con gli interessi e gli obiettivi della classe politico-economica dominante per la determinazione dell’UE stessa come “polo di eccellenza” competitivo a livello globale. Infatti, nelle diverse dichiarazioni europee riguardanti la formazione si legge spesso che l’Unione Europea punta a diventare l’“economia della conoscenza più competitiva al mondo”. La sinergia esistente tra la filiera formativa e quella produttiva non deve stupire. Da sempre infatti nel processo di produzione e riproduzione capitalistica l’istruzione occupa una posizione privilegiata e, soprattutto in condizione di crisi sistemica, il comparto studentesco tout court diventa cruciale per aumentare la competitività, per la fabbricazione del consenso e per l’indirizzamento ideologico delle nuove generazioni.

UN BUSINESS ALTAMENTE REDDITIZIO ED ELITARIO

Per prima cosa, dobbiamo partire dal considerare che questa crisi sta accelerando quel processo che è stato definito da Marx di “centralizzazione del capitale”, caratterizzata dalla progressiva scomparsa di medie e piccole imprese a favore di sempre più forti concentrazioni monopolistiche, e frammentazione e precarizzazione del lavoro, portata avanti anche attraverso la trans nazionalizzazione delle catene del valore, l’outsourcing, ecc. Un processo avvenuto soprattutto grazie alla finanziarizzazione dell’economia, una delle armi con cui il capitale ha provato ad uscire dalla crisi sistemica degli anni Settanta. Si tratta di un capitalismo parassitario e regressivo, che crea uno sviluppo diseguale, instabile, periodicamente insostenibile e che, non riuscendo più a produrre ricchezza dall’aumento della produttività, estrae profitto dall’intensificazione dello sfruttamento dei lavoratori. Tutte queste tendenze sono pronte ad un’accelerazione durante e dopo questa crisi.

Possiamo infatti vedere che, nell’attuale periodo di pandemia o post-pandemia, ci sono stati enormi guadagni privati legati a teledidattica (ad esempio Teamviewer, Zoom), intrattenimento domestico (Netflix, Sony), metodi di pagamento senza contatto (Paypal, Visa, Mastercard), consegne a domicilio (Amazon, Delivery Hero) e così via.  Mentre le aziende farmaceutiche, oltre al profitto su farmaci e DPI, hanno intrapreso la strada per la ricerca del vaccino come una vera e propria corsa all’oro, una corsa che sarà vinta da chi riuscirà a brevettarlo per poterlo vendere al miglior offerente.

Lo stato attuale delle borse mostra che le azioni di Zoom sono aumentate di valore del 155 percento negli ultimi dodici mesi, grazie ad un aumento del numero di utenti che è passato da dieci a duecento milioni. Zoom Video Communications ha ottenuto così una capitalizzazione di mercato di oltre 21 miliardi di dollari. In contemporanea, il presidente di Amazon, Jeff Bezos, si è arricchito a tal punto che è diventato il primo “trilionario” della storia, ovvero è arrivato a possedere 1000 miliardi di dollari. Possiede da solo più del PIL di 179 paesi e più di quanto detengono 3,4 miliardi di persone, ovvero più del 43% di tutti gli esseri umani viventi oggi. Tutto ciò avviene mentre in USA le richieste di sussidi di disoccupazione sono state avanzate da 38,6 milioni di persone; mentre è in caduta libera l’indicatore europeo delle aspettative sull’occupazione (Eei) precipitato ad aprile al livello più basso mai registrato: -30,1 punti nell’area euro e -31,2 punti nell’Ue; mentre il livello di povertà assoluta e relativa aumenta in tutto il mondo.

Le grandi aziende hi-tech si preparano quindi ad aumentare quanto più possibile i propri profitti, anche nel mondo dell’istruzione[2]. In questo senso è paradigmatica la nomina dell’ex CEO e attuale presidente del consiglio di amministrazione di Google, Eric Schmidt, a capo della commissione creata per progettare la realtà post-Covid dello Stato di New York. Schmidt ha scritto un editoriale[3] per il Wall Street Journal in cui ha espresso chiaramente che la Silicon Valley ha tutte le intenzioni di sfruttare la crisi per una trasformazione permanente di ogni aspetto della vita civile, in cui le prime priorità sono incentrate sulla telemedicina, sull’apprendimento remoto e sulla banda larga. Proprio un giorno prima, Cuomo aveva annunciato[4] una collaborazione simile con la Bill e la Melinda Gates Foundation per sviluppare “un sistema educativo più intelligente”.

Possiamo facilmente prevedere che nei prossimi anni l’istruzione online continuerà ad espandersi accelerando la tendenza verso l’apprendimento remoto, che viene testato oggi come mai prima. Tuttavia, la realtà ci mostra che questo sviluppo e utilizzo tecnologico renderà solo una manciata di persone molto, molto ricche e trasformerà gradualmente l’università in una industria online. Vedremo, infatti, emergere una varietà di forme di università ibride o online, ma soprattutto collaborazioni tra le più grandi aziende tecnologiche del mondo e le università d’élite. Ad esempio, MIT e Google, Stanford e Apple, Harvard e Microsoft. Queste partnership permetteranno alle principali università di espandere notevolmente le iscrizioni, assorbendo le immatricolazioni dei poli secondari, offrendo diversi gradi di ibridi online-offline, la cui accessibilità e valore altereranno sismicamente il panorama dell’istruzione superiore[5]. Questo comporterà la chiusura o il drastico ridimensionamento delle università di serie B, rendendo sempre più difficile l’accesso a livelli di formazione superiore di qualità per tutti coloro che sono nati in regioni periferiche del paese.

PREPARARE ALLO SFRUTTAMENTO

L’altro elemento da tenere in considerazione è che nel contesto economico descritto precedentemente, da un lato, il cosiddetto ceto medio subisce una costante e sempre più forte spinta verso la “proletarizzazione”, con salari in netta caduta ed aumenti di carichi e orari di lavoro, dall’altro lato, il lavoro è sempre più lavoro povero e privo di tutele con una fascia sempre più ampia della popolazione che viene espulsa dal processo produttivo. Tutto ciò è avvenuto anche grazio allo sviluppo e all’applicazione di tecnologie nel mondo del lavoro, processo che sta venendo accelerato con questa crisi. Già da tempo, infatti, le case dei lavoratori e delle lavoratrici si stavano trasformando in luoghi di lavoro senza sosta. Un modo utilizzato dalle aziende sia per ridurre i costi di produzione (risparmiando sull’affitto dell’ufficio, sulle bollette di luce e internet, ecc.) scaricandoli sui lavoratori, sia per aumentare lo sfruttamento (dilatando l’orario di lavoro e il controllo dei lavoratori), sia per spezzare la conflittualità nei luoghi di lavoro (con il lavoro flessibile il lavoratore viene assunto o licenziato a seconda delle necessità e, isolandolo nelle mura di casa, gli viene tolta la possibilità di interrompere la catene di montaggio o di organizzarsi insieme agli altri lavoratori). È un processo produttivo che ci viene spacciato come basato sull’intelligenza artificiale, ma che in realtà è tenuto insieme da decine di milioni di lavoratori anonimi che lavorano con dati, programmazione, progettazione, ecc., a cui si aggiungono quei lavoratori sfruttati lungo tutta la catena del valore che inizia dalle miniere di litio ed arriva fino ai magazzini della logistica.

Le trasformazioni tecnologiche che stanno avendo nel mondo dell’istruzione, quindi, vanno lette anche come un laboratorio vivente in cui preparare i giovani allo sfruttamento che verrà e un modo per continuare la trasformazione dell’università in una vera e propria azienda il cui obiettivo principale è quello di ridurre i costi ed aumentare i profitti. Infatti, proprio come qualsiasi altro ambiente che entra nella grande tecnologia, nelle università online gli studenti saranno più socialmente connessi, ma saranno decisamente più isolati e più soli. Già da anni l’accesso all’istruzione universitaria è sempre più un privilegio di classe, in cui il merito non c’entra nulla e dipende solo dal reddito e dal livello di istruzione della famiglia[6], la ricaduta della crisi legato al Coronavirus aggraverà quasi sicuramente questo divario e si rifletterà anche tra chi potrà permettersi di frequentare l’università dal vivo e chi non potrà sostenere i costi di trasferimento, in questo contesto troveranno terreno fertile anche le forme di “prestito d’onore”, da parte di banche e fondazioni, che da diverso tempo stavano prendendo piene anche nel nostro paese. Questo renderà i campus e gli spazi universitari ancora più un lusso, dominati da studenti facoltosi[7]. Uno spazio che da anni viene sempre piùnormalizzato espellendo qualsiasi forma di dissenso.

Inoltre, alla luce dell’aumento della competizione tra atenei descritto prima, le università inizieranno a far di tutto per ridurre i costi, ad esempio vendendo le infrastrutture, spostando i costi delle operazioni universitarie su ricercatori, docenti e studenti ed esternalizzando molte delle loro funzioni principali a società tecnologiche private. Una volta che la maggior parte dei corsi avviene online, infatti, le sedi, le mense, le residenze delle università diventano solo un costo e per poterlo ammortizzare potrebbero essere vendute a privati. Una cosa che ad esempio ha già fatto l’Università di Torino che ha permesso l’apertura di un Burger King nella palazzina “Aldo Moro”[8]. Ma soprattutto, le università piuttosto che assumere docenti potrebbero acquistare l’accesso ai corsi online presso altre università. Piuttosto che assumere bibliotecari, potrebbero comprare libri e riviste online. Molti docenti, bibliotecari e tecnici amministrativi diventeranno così completamente inutili o potranno essere usati solo nel momento del bisogno[9]. Si tratta di un futuro che vedrà riduzioni di massa del personale, ancora maggiore precarizzazione del lavoro universitario, proletarizzazione del lavoro mentale.

LA PARTITA CRUCIALE IN UNIONE EUROPEA

L’altro elemento fondamentale da tenere presente è come l’Unione Europea sta reagendo davanti a questa crisi e a questi cambiamenti in atto. L’UE nasce, infatti, con lo scopo di far fronte alla crisi sistemica iniziata negli anni Settanta e di cercare di ottenere la leadership all’interno della competizione globale contro gli altri blocchi in competizione (Usa, Cina, Russia), la quale subirà nette accelerazioni durante e dopo questa crisi. Un percorso fondato sulle riforme ordoliberiste e sulla competizione intera tra i vari paesi europei in cui lo Stato ha un ruolo centrale come creatore e difensore (manu militari) delle condizioni all’interno delle quali le imprese private possono fare maggiori profitti possibile

La crisi in corso, pur mettendo in luce l’assoluta instabilità e iniquità di questa impalcatura, sta venendo sfruttata dalla classe dominante per rafforzare il processo di integrazione europeo senza stravolgere, ma anzi consolidando, le gerarchie interne e soprattutto le sottostanti catene del valore economico-produttivo. Al di là del dibattito sulla modalità di finanziamento (Coronabond, Recovery Fund o Mes), quel che è fondamentale analizzare è la destinazione di spesa di questi finanziamenti che è stata espressa chiaramente dalla proposta avanzata recentemente dal presidente francese Emmanuel Macron e la cancelliera tedesca Merkel[10]. L’obiettivo dichiarato del nuovo accordo franco-tedesco è che l’UE deve uscire da questa crisi più forte di prima attraverso: la “sovranità sanitaria”, anche con l’aumento delle capacità europee di ricerca e sviluppo di vaccini e terapie; l’aumento della competitività dell’economia europea aumentando gli investimenti e rafforzando la ricerca e l’innovazione; l’accelerazione della transizione verde e digitale con aiuti di Stato; il rafforzamento della sovranità economica e industriale con un mercato pienamente integrato in settori chiave (in particolare digitale, energia, mercati dei capitali). Il ruolo dello Stato, quindi, si conferma centrale ma come ha spiegato benissimo il governo italiano durante due conferenze, quella di mercoledì 13 maggio e quella di sabato 16 maggio, non nel senso di intervento diretto nell’economia o di socializzazione dei mezzi di produzione, quanto quella di indirizzo e supporto dell’attività privata per permettere il rilancio dei profitti e il rafforzamento del polo imperialista europeo.

Tutte queste premesse sono fondamentali per capire che nel settore dell’Università e della Ricerca si sta giocando una partita cruciale. Anche perché l’UE è l’unico polo a non avere aziende ad alta tecnologia proprie, ma dipende completamente dalle grandi multinazionali statunitensi. Tutte le università e i centri di ricerca (siano essi pubblici o privati) dovranno essere piegati per raggiungere gli obiettivi esposti precedentemente. In questo senso, si può leggere l’attuale finanziamento straordinario stanziato dal Ministro Manfredi[11], così come si poteva leggere la proposta di Autonomia Differenziata[12], solo temporaneamente sospesa, come una chiara volontà e necessità (per la già citata situazione di aumento della competizione globale) di anteporre le esigenze del mercato a qualsiasi tipo di esigenza formativa. Questi provvedimenti non faranno altro che accelerare la distanza tra la qualità delle offerte formative universitarie nel territorio della penisola. Un divario sempre più ampio iniziato con la legge Ruberti del 1990, accelerato con il Bologna Process ed affinato con la riforma Gelmini[13]. Come risultato di questo lungo ma coerente progetto, si assiste a una polarizzazione degli atenei in due categorie: atenei di serie A ed atenei di serie B, a seconda che siano integrati o meno in un territorio o circuito produttivo che consente di mantenere alto il livello di competitività.

Simili effetti si sono avuti e si continueranno ad avere nel reclutamento dell’organico universitario[14]. Se il numero del personale sta tornando faticosamente ai livelli pre-crisi 2008, l’Università non è la stessa di quella del 2007. Dal 2013 (data di partenza più opportuna da considerare per tener conto degli esiti del reclutamento a seguito dell’entrata in vigore della Riforma Gelmini e dell’istituzione dei punti organico premiali) a oggi, infatti, dal punto di vista della distribuzione territoriale, l’assegnazione dei punti organico è andata a beneficio delle regioni settentrionali. Notevoli incrementi di punti organico (dal +5% al +10%) riguardano Lombardia, Veneto e Piemonte, mentre emerge chiaramente la riduzione di personale docente in tutta l’Italia centro-meridionale e insulare, dall’Umbria alla Sicilia, con la sola eccezione della Campania. Per di più, sono cambiati anche i contenuti insegnati, spostando i finanziamenti verso le scienze “dure” e applicate piuttosto che quelle sociali e umanistiche e facendo così prevalere i contenuti disciplinari e culturali più immediatamente spendibili nell’ambito privato a seconda delle necessità stabilite dal mercato. Tra le varie aree CUN, l’area 09 (Ingegneria industriale e dell’informazione) si è estesa di oltre dieci punti percentuali e, a seguire, l’area 02 (Scienze fisiche, +5,7%) e l’area 13 (Scienze economiche e statistiche, +5,0%). Invece, l’area che in proporzione si è ridotta più di tutte le altre è la 10 (Scienze dell’antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche) con un -5,3%, seguita dall’area 06 (Scienze mediche) con un -4,6% e dall’area 11 (Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche) con un -2,4%.

Se quindi, da un lato, non si può che valutare come giuste delle misure che vanno in controtendenza rispetto agli ultimi 10 anni di tagli lineari all’istruzione, dall’altro non possiamo non considerare come questo finanziamento non mette in discussione ma anzi rafforza una cornice istituzionale che favorisce atenei di serie A rispetto a quelli di serie B accentuando differenze territoriali e sociali, nonché accelera la tendenza alla “normalizzazione” del pensiero e alla subordinazione al profitto dei contenuti della formazione.

CONCLUSIONI

Stiamo vivendo in questi mesi una gravissima crisi sanitaria legata al diffondersi del Coronavirus, alla quale sta seguendo una crisi economica e sociale, nonché delle relazioni internazionali. Ne possiamo solo intravedere i contorni in questo momento, ma possiamo già considerare che si presenterà come una crisi fortissima, essendo una crisi che colpisce contemporaneamente tutti i paesi del mondo in un sistema già di per sé fragile. Un evento epocale, al quale bisogna saper dare una interpretazione e una risposta all’altezza.

Con questo obiettivo abbiamo iniziato a tracciare quali saranno i possibili effetti di questa crisi sul mondo dell’Università e della Ricerca, nella consapevolezza che è impossibile comprenderli se non vengono inseriti in un’analisi, seppur a grandi linee, del processo di ristrutturazione che sta avvenendo nella struttura economica con particolare attenzione ai cambiamenti in corso nel mondo del lavoro, nonché nel piano strategico dell’Unione Europea.

Attraverso questa lettura dei processi in corso, possiamo comprendere come la crisi rappresenti un’opportunità per capitalisti e governanti di guadagno, di ristrutturazione e gestione politica delle dinamiche sociali ed economiche, di smantellamento di ogni conquista ottenuta di Università di massa. Il futuro distopico che stanno progettando per noi è caratterizzato da miseria e disoccupazione per tantissimi, e da ricchezza e lusso per pochissimi. Un futuro in cui nell’istruzione universitaria e nella ricerca ogni forma di dissenso deve essere repressa, la modalità di insegnamento deve preparare allo sfruttamento che ci aspetta e il contenuto deve essere piegato alle necessità di profitto. In sostanza, si tratta di un processo di drastica modifica del sistema economico e scolastico in senso classista ed antipopolare che non fa gli interessi della maggior parte degli studenti e dei lavoratori.

Tuttavia, l’avvento del coronavirus, che abbiamo definito come cigno nero, ha palesato la profonda inadeguatezza di questo sistema politico ed economico che non riesce a garantire la salute ed il benessere di larghe fette della popolazione. Non basterà però la semplice ragione per abbattere questo modello di sviluppo, quello che dobbiamo costruire è la forza per trasformare lo stato di cose presenti.

Abbiamo davanti a noi una sfida epocale, organizziamoci per farci trovare pronti.


[1] https://www.corriere.it/politica/20_aprile_29/coronavirus-colao-un-apertura-ondate-testare-sistema-l-app-entro-maggio-oppure-servira-poco-731741c6-8993-11ea-8073-abbb9eae2ee6.shtml

[2] https://theintercept.com/2020/05/08/andrew-cuomo-eric-schmidt-coronavirus-tech-shock-doctrine/

[3] https://www.wsj.com/articles/a-real-digital-infrastructure-at-last-11585313825

[4] https://www.washingtonpost.com/education/2020/05/06/cuomo-questions-why-school-buildings-still-exist-says-new-york-will-work-with-bill-gates-reimagine-education/

[5] https://nymag.com/intelligencer/2020/05/scott-galloway-future-of-college.html

[6] http://noirestiamo.org/2020/02/27/il-circolo-vizioso-tra-bassa-istruzione-e-poverta-se-nasci-povero-e-da-genitori-senza-titolo-di-studio-morirai-povero-e-senza-titolo-di-studio/

[7] http://bostonreview.net/forum/jeffrey-aaron-snyder-higher-education-age-coronavirus

[8] http://noirestiamo.org/2019/03/13/viviamo-camminare-sulla-testa-dei-re/

[9] https://www.faz.net/aktuell/karriere-hochschule/hoersaal/digitales-sommersemester-im-rausch-der-online-lehre-16754543.html

[10] https://uk.ambafrance.org/COVID-19-Europe-will-weather-this-crisis-together

[11] http://noirestiamo.org/2020/05/14/dl-rilancio-universita-nessuna-vittoria-la-lotta-e-appena-iniziata/

[12] http://noirestiamo.org/2019/12/19/autonomia-differenziata-necessita-capitale-europeo/

[13] http://noirestiamo.org/2019/06/25/bologna-process/

[14] https://www.roars.it/online/gli-effetti-del-reclutamento-sullorganico-universitario-dal-2013-ad-oggi-per-ruoli-regioni-e-discipline/